Scandalo olio d’oliva: può esserci il reato di vendita mendace

Ipotesi di vendita mendace nello scandalo olio d’oliva, ma i marchi accusati vogliono una controprova

Dopo il dilemma sulle carni rosse, negli ultimi giorni, non si fa altro che parlare di olio d’oliva e dello scandalo che ha investito molti marchi noti italiani; pare infatti che molti brand produttori abbiano spacciato per olio extra vergine di oliva, un olio che di extravergine aveva ben poco, ma anzi, sarebbero state miscele di cui non veniva data informazione della provenienza. La procura di Torino, ha quindi aperto un’inchiesta sul reato di vendita di prodotti con segni mendaci, che si aggiunge all’accusa di frode in commercio; l’inchiesta è poi stata trasferita a  Firenze, Genova, Spoleto e Velletri.

La gestione del gruppo spagnolo Deoleo

Molti marchi in questione, anche se originariamente fossero italiani, dal 2008, appartengono e sono gestiti dal gruppo spagnolo di produzione e distribuzioni di olii Deoleo, come Bertolli, Carapelli e Sasso; secondo l’accusa questi prodotti non rispondono ai parametri di Olio Extravergine di oliva, come invece scrivono sulle etichette, ma Deoleo non ci sta e chiede una controprova. Secondo il gruppo spagnolo, l’analisi organolettica eseguita alle dogane è stata insufficiente e, chiedendo una controprova dichiarando di essere molto scrupolosi nel seguire le norme italiane e i parametri di produzione dell’olio.

Deoleo si difende ammettendo che l’analisi  del laboratorio dell’Agenzia delle Dogane di Genova dimostra che i nostri prodotti sono conformi alle norme degli oli extravergini d’oliva secondo quanto stabilito dalla legislazione italiana. I prodotti rispettano tutti i parametri fisico-chimici. E inoltre accusa  che le analisi effettuate sia dalla rivista Test che dai Nas su incarico della Procura di Torino si basano esclusivamente su una prova di assaggio. Un metodo soggettivo, non ripetibile e non riproducibile.

Per il momento, quindi, la questione non si può ritenere risolta per nessuna delle due parti e a noi consumatori non resta che attendere un verdetto e, per il momento, fidarci dal made in Italy, leggendo con cura le etichette.

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ultimo aggiornamento: 16-11-2015

Roberta Picco

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