Chi lavora nella logistica del freddo conosce bene quella sensazione di ansia mista a frenesia che precede i grandi appuntamenti del calendario.
Che si tratti della corsa ai regali gastronomici di Natale, della stagione dei matrimoni per il catering o del picco estivo per la distribuzione di gelati e bevande, il settore alimentare vive di pulsazioni irregolari. Non è un flusso costante, è un ritmo che accelera improvvisamente per poi tornare a riposo.
La sfida per gli imprenditori e i fleet manager non è tanto gestire la normalità, quanto sostenere i picchi senza compromettere la qualità del servizio o il bilancio aziendale. L’errore più comune, dettato spesso dalla paura di non riuscire a consegnare, è quello di strutturarsi per il massimo carico possibile. Si acquistano mezzi, si ampliano i parchi veicoli basandosi sui volumi di dicembre o di agosto. Il risultato? Per i restanti otto mesi l’anno, piazzali pieni di furgoni fermi che continuano a costare, svalutarsi e invecchiare.
Il paradosso della flotta sovradimensionata
Possedere un mezzo commerciale refrigerato è un impegno oneroso, molto più di quanto non lo sia per un furgone standard. La manutenzione non riguarda solo la meccanica del veicolo, ma anche e soprattutto il gruppo frigorifero, le coibentazioni e le certificazioni ATP necessarie per il trasporto di deperibili. Avere un asset di questo tipo immobilizzato per lunghi periodi rappresenta un’emorragia anche piuttosto considerevole per le casse dell’azienda.
Immaginiamo un’azienda di distribuzione che serve la ristorazione. Durante l’inverno i volumi sono stabili, ma con l’arrivo della stagione turistica la domanda triplica. Se l’azienda acquista furgoni sufficienti per coprire il picco estivo, si troverà a ottobre con un eccesso di capacità produttiva. Quei mezzi, anche se fermi, generano costi fissi: assicurazione, bollo, manutenzione programmata (che spesso va fatta a prescindere dai chilometri per mantenere le garanzie) e l’inevitabile obsolescenza tecnologica.
In un mercato dove i margini sulla vendita dei prodotti alimentari sono spesso ridotti all’osso, assorbire costi di inefficienza logistica può fare la differenza tra un anno in utile e uno in perdita.
Dalla proprietà all’uso: la strategia della flessibilità
La risposta moderna a questa rigidità strutturale risiede nel concetto di scalabilità. Le aziende più reattive hanno smesso di vedere la flotta come un monolite immutabile e hanno iniziato a considerarla un organismo che si espande e si contrae in base alle necessità reali del mercato. L’obiettivo è mantenere una flotta proprietaria “snella”, dimensionata sui volumi minimi garantiti durante tutto l’anno e coprire le eccedenze con strumenti esterni.
È qui che entra in gioco una gestione tattica delle risorse. Ricorrere al noleggio di furgoni frigo, come quelli proposti da Giffi Noleggi, permette di ampliare la flotta solo per il tempo strettamente necessario, che sia una settimana, un mese o una stagione intera. Questa soluzione trasforma radicalmente la struttura dei costi: non si tratta più di ammortamenti pluriennali che pesano sul bilancio, ma di costi operativi certi e deducibili interamente nel periodo di competenza.
Non si tratta solo di avere un mezzo in più. Si tratta di avere il mezzo giusto. Un picco di lavoro potrebbe richiedere un furgone piccolo per consegne rapide in centro città (l’ultimo miglio), mentre un altro periodo potrebbe necessitare di veicoli con maggiore capacità di carico per rifornire la GDO. La flessibilità permette di scegliere lo strumento più adatto alla missione specifica, senza essere vincolati a ciò che si ha già in garage.
Vantaggi finanziari e tutela della liquidità
Per un CFO o un responsabile amministrativo, la differenza tra acquisto e noleggio a breve/medio termine è sostanziale, specialmente in termini di cash flow.
L’acquisto di veicoli refrigerati richiede un importante esborso di capitale immediato (CapEx) o l’apertura di linee di credito bancarie che potrebbero essere utilizzate più strategicamente per il core business, come l’acquisto di materie prime, l’aggiornamento degli impianti produttivi o il marketing.
Scegliere di non acquistare significa preservare la liquidità aziendale. Il canone di noleggio è una spesa operativa (OpEx) prevedibile, che elimina completamente il rischio legato al valore residuo del mezzo. Chi compra un furgone oggi non sa quanto varrà tra cinque anni, specialmente con le normative sulle emissioni in continua evoluzione e le tecnologie dei motori che cambiano rapidamente. Chi noleggia trasferisce questo rischio interamente al fornitore del servizio.
Inoltre, c’è un aspetto spesso sottovalutato: la gestione amministrativa. Un mezzo di proprietà porta con sé una coda burocratica fatta di scadenze, rinnovi assicurativi, gestione dei sinistri e manutenzioni. Delegare tutto questo significa liberare tempo prezioso per il personale interno, che può concentrarsi sull’efficienza delle consegne piuttosto che sulla gestione delle officine.
Sicurezza alimentare e continuità operativa
Nel settore food, un guasto non è mai solo un problema meccanico ma anche sanitario ed economico. Se un gruppo frigo si ferma in piena estate con un carico di latticini o pesce fresco, il danno va ben oltre il costo della riparazione. Si perde la merce, si rischiano sanzioni e, peggio ancora, si danneggia la reputazione con il cliente che attende la consegna.
Affidarsi a flotte esterne per i picchi di lavoro garantisce solitamente l’accesso a veicoli di recente immatricolazione, sottoposti a controlli rigorosi. Avere la certezza di un mezzo sostitutivo immediato in caso di fermo macchina è una polizza assicurativa sulla continuità del business. Le società di noleggio strutturate offrono assistenza 24/7 e veicoli che rispettano le più recenti normative HACCP e ATP, togliendo all’imprenditore l’onere di verificare costantemente la conformità tecnica di mezzi magari vetusti riattivati solo per l’emergenza.
Scenari applicativi concreti
Quando conviene attivare questa leva strategica? Gli scenari sono molteplici e toccano diversi ambiti della filiera agroalimentare.
Il catering e gli eventi
Il settore del banqueting vive di date precise. Un’azienda potrebbe dover gestire tre matrimoni e due eventi aziendali nello stesso weekend di giugno, per poi avere un calo a luglio. Noleggiare mezzi refrigerati per il singolo fine settimana o per il mese di punta consente di accettare commesse che altrimenti andrebbero rifiutate per mancanza di logistica, massimizzando il fatturato senza appesantire la struttura.
Le campagne agricole stagionali
Per i produttori di ortofrutta, la raccolta è concentrata in poche settimane. Durante la vendemmia o la raccolta delle fragole, la necessità di trasportare il prodotto dai campi ai centri di lavorazione o distribuzione è frenetica. Terminata la campagna, i mezzi non servono più. Utilizzare veicoli a noleggio permette di modulare la flotta esattamente sulla curva di maturazione del prodotto.
Promozioni e lancio di nuovi prodotti
A volte il picco non è stagionale, ma indotto dal marketing. Se un’azienda lancia una nuova linea di yogurt e prevede una massiccia distribuzione promozionale nei supermercati per due mesi, non ha senso acquistare furgoni per un’attività spot. Il noleggio diventa lo strumento tattico per supportare l’iniziativa commerciale, garantendo la capillarità distributiva necessaria al successo del lancio.
Un approccio dinamico al mercato
Il mercato alimentare odierno non premia chi è più grande, ma chi è più veloce e adattabile. La rigidità è nemica della competizione. Continuare a gestire la logistica con la mentalità del “tutto di proprietà” rischia di essere un freno a mano tirato proprio quando servirebbe accelerare. Integrare il noleggio nella propria strategia di gestione della flotta non è un segno di debolezza o di mancanza di risorse, ma una scelta manageriale matura che privilegia l’efficienza, il controllo dei costi e la capacità di servire il cliente sempre, indipendentemente dalle bizze del calendario.
