Nutella nello spazio: il gusto sfida la gravità in Artemis II
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Nutella tra le stelle: se il gusto sfida la gravità nella missione Artemis II

Vasetto di crema di nocciole con cucchiaino

Mentre un barattolo di crema spalmabile italiana conquista il web, la scienza rivela perché mangiare nello spazio è una sfida che va ben oltre il semplice nutrimento. Tra “volti gonfi” e ricerca del comfort food, ecco come cambia il palato in orbita.


Il recente passaggio della capsula Orion attorno alla Luna, nell’ambito della missione Artemis II, non è stato segnato solo dal superamento del record di distanza dalla Terra precedentemente detenuto dall’Apollo 13. A rubare la scena, durante una diretta streaming, è stato un oggetto decisamente “terrestre”: un barattolo di Nutella che fluttuava serenamente davanti alla specialista di missione Christina Koch. Nonostante le speculazioni dei social media, la NASA ha smentito trattarsi di una collaborazione commerciale, ribadendo che l’agenzia non seleziona i pasti in base a partnership con brand.

l simbolo del comfort food a migliaia di chilometri dalla Terra

Il barattolo di crema alle nocciole, nata ad Alba nel 1964, è diventato istantaneamente un simbolo potente. Nello spazio, il cibo non è solo sopravvivenza, ma svolge un ruolo psicologico fondamentale per mantenere alto il morale dell’equipaggio. Gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno a disposizione un menù che comprende circa 189 piatti unici, tra cui maccheroni al formaggio, petto di manzo alla griglia e broccoli gratinati. In questo contesto, un prodotto familiare come la Nutella rappresenta un “frammento di casa” che aiuta a gestire lo stress di un ambiente estremo e confinato.

Vasetto di crema di nocciole con cucchiaino
Nutella – primochef.it

La scienza del palato: perché il cibo cambia sapore in orbita

Ma perché gli astronauti cercano sapori così intensi o familiari? La risposta risiede nella fisiologia umana in microgravità. Sulla Terra, la gravità spinge i fluidi corporei verso il basso; nello spazio, questi si distribuiscono uniformemente, causando il fenomeno del “passaggio dei fluidi” (fluid shift). Questo porta gli astronauti ad avere il volto rigonfio e i passaggi nasali congestionati, una sensazione simile a un forte raffreddore che riduce drasticamente l’olfatto.

Inoltre, la capacità dei recettori gustativi può diminuire di circa il 30%. Studi recenti suggeriscono che anche l’ambiente ristretto della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e la solitudine influenzino la percezione degli aromi. Per compensare questa insipidezza, gli astronauti spesso richiedono condimenti forti e salse piccanti per dare vigore ai pasti.

Sicurezza e nutrizione: le regole ferree del menù spaziale

Mangiare nello spazio richiede accorgimenti tecnici rigorosi. Il pane, ad esempio, è bandito perché le briciole fluttuanti potrebbero finire negli occhi degli astronauti o danneggiare i sistemi elettronici della navicella. La soluzione universale sono le tortillas, che non producono briciole e sono ideali per avvolgere carne, formaggio o creme.

Oltre al gusto, la dieta è progettata come una vera contromisura medica: gli alimenti sono arricchiti con calcio e vitamina D per contrastare la perdita di densità ossea e muscolare che avviene in assenza di peso. In un viaggio verso Marte, che potrebbe durare anni, capire come mantenere appetibile e nutriente il cibo sarà la vera chiave per la sopravvivenza dell’umanità oltre i confini terrestri


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ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2026 17:14

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