L’assenzio è uno dei protagonisti dell’800 ma la sua storia è stata piuttosto travagliata. Scopriamola insieme dalle origini ai giorni nostri.

Noto anche come fata verde, l’assenzio è stato negli anni al centro di polemiche ma anche il principale aiuto per l’immaginazione dei grandi artisti dell’800. Questo ovviamente prima che la produzione venisse dichiarata fuorilegge e relegata alla clandestinità. Certo è che questo particolare distillato non ha smesso di far parlare di sé negli anni riuscendo finalmente a ottenere la denominazione IGP nel 2019.

L’origine dell’assenzio

L’assenzio è un liquore la cui gradazione varia dal 45% al 70% e si ottiene dalla distillazione dei fiori e delle foglie di Artemisia Absinthium con altre erbe come melissa, issopo, dittamo.

Nasce in Svizzera, per la precisione a Pontarlier, ed è il suo colore verde brillante ad avergli fatto guadagnare il soprannome di fata verde. Da lì si è poi diffuso in Europa, soprattutto in Francia.

Assenzio
Assenzio

Il “padre” dell’assenzio è Pierre Ordinaire, un francese rifugiatosi sulle alpi svizzere per sfuggire alla rivoluzione francese. Nasce, al pari della coca cola, con l’idea di fornire sollievo ai più comuni malanni, ma presto viene consumato al pari di una droga.

La storia dell’assenzio e il suo ‘rituale’

Sono infiniti gli esempi nella letteratura e, più in generale nell’arte, in cui gli stessi artisti dichiarano di fare uso dell’assenzio per aiutare l’immaginazione. La frase più famosa, attribuita a Oscar Wilde, recita:

“Dopo il primo bicchiere, vedi le cose come desideri.
Dopo il secondo, vedi le cose come non lo sono.
Infine, vedi le cose come sono realmente,
che è la cosa più orribile al mondo.

Non solo Oscar Wilde, ma anche Baudelaire, Hemingway, Vincent van Gogh, Gauguin e Hugo erano grandi consumatori di assenzio. La fata verde però veniva consumata secondo precisi rituali. Era ad esempio il protagonista dell’ora verde, compresa tra le 5 e le 7 di sera.

C’era chi poi lo beveva con acqua ghiacciata, lasciata cadere goccia a goccia e chi era solito gridare dal finestrino di un treno “Ci voglio lo zucchero” (Paul Verlain) riferendosi all’usanza di versare l’assenzio in un bicchiere lasciandolo cadere su una zolletta di zucchero posta su un cucchiaino forato.

A partire dal 1915 però se ne proibì la produzione, un po’ per contestare il fenomeno crescente dell’alcolismo, un po’ perché si desiderava mantenere in salute i giovani destinati a combattere durante il primo conflitto mondiale. Come non citare poi l’insistenza dei produttori di vino francesi che vedevano nella fata verde un pericoloso concorrente.

La produzione però, sebbene relegata alla clandestinità non cesso mai. Ci sono voluti anni e diverse battaglie legali condotte da François Guy per far ottenere al liquore verde la denominazione IGP nel 2019.

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