I grissini: da Torino, un classico senza tempo

I grissini sono uno dei prodotti tipici più celebri e diffusi. Ma come si fanno e qual è la loro storia? Scopriamolo!

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I grissini torinesi sono uno dei prodotti più celebri di origine torinese. Diffusisi velocemente in tutta Italia, oggi sono conosciuti ed apprezzati anche all’estero. Si tratta di bastoncini di pasta di pane allungati e dallo spessore che va dai 50 mm al centimetro. Una volta preparati, vengono infornati fino a che non diventano croccanti. Ma come si fanno? Scopriamolo!

I grissini: la ricetta

Purtroppo oggi al di fuori del territorio di Torino, è difficile gustare i grissini realizzati a mano. Tuttavia la loro preparazione non è per niente difficile. Quindi perchè non provare a farli in casa? Scopriamo come fare!

Come si fanno i grissini torinesi fatti in casa

DIFFICOLTÀ: 1

TEMPO: 1 ora circa + tempo di lievitazione

Ingredienti per circa 30 grissini

  • 200 g di farina 00
  • 7 g di lievito di birra
  • mezzo cucchiaino di sale
  • mezzo cucchiaino di zucchero
  • 25 g di strutto o burro o 25 ml di olio d’oliva
  • 120 ml di acqua tiepida

Preparazione dei grissini

1 fase – Disporre la farina a fontana e aggiungervi gradualmente tutti gli ingredienti. Procedere all’impasto fino a che non diverrà tutto omogeneo. Se dovesse risultare troppo morbido, aggiungere un po’ di farina.

2 fase – Stendere l’impasto sul piano da lavoro e creare con un matterello un rettangolo delle dimensioni di circa 10 cm e 30 cm. Spennellare l’impasto con dell’olio e aggiungere un po’ di farina.

3 fase – Coprirlo e lasciarlo lievitare per circa un’oretta.

4 fase – Passato il tempo necessario per la lievitazione, iniziare a tagliare dei bastoncini dal lato più corto. Prenderli uno per uno e tirarli a partire dal centro e spostando le dita verso le estremità, gradualmente, man mano che si assottigliano.

5 fase – Preparare una teglia e appoggiarvi all’interno della carta da forno. Appoggiare i grissini su di essa distanziandoli leggermente l’uno dall’altro.

6 fase – Cuocere in forno a 200° per 18-20 minuti fino a che non avranno assunto una colorazione dorata.

Usi e abbinamenti con i grissini

Stuzzichino immancabile sulle tavole dei ristoranti o nelle pizzerie, i grissini torinesi possono essere gustati da soli in ogni momento della giornata o possono anche essere la base croccante e sapida di infiniti antipasti. Celebre è l’abbinamento con il prosciutto crudo di Parma o con un buon formaggio spalmabile. Per tradizione, possono anche essere abbinati a creme dolci spalmabili come quella realizzata con le nocciole del Piemonte IGP.

Fra storia e leggenda

Il termine “grissino” sembra derivare dal termine torinese “ghersa“: il pane tipico piemontese dalla forma allungata. Così come il suo nome, anche la sua storia è simbolo del radicamento di questo prodotto al suo territorio di provenienza. La sua origine è mista a leggenda. Secondo alcuni storici dell’epoca, però, la sua nascita è da ricondurre al 1675. In tale data, infatti, il dottore di Vittorio Amedeo II di Savoia consigliò ad un suo paziente di Lanzo Torinese, che aveva difficoltà a digerire il pane, di consumare del pane secco, reso più digeribile dalla quantità minore di liquidi. Non sapendo come fare, il paziente si recò dal suo panettiere di fiducia, un certo Antonio Bruero, che lo realizzò.

Il grissino ebbe subito un enorme successo in Italia e nel mondo. Lo si apprezzò fin da subito per il suo gusto e per la sua croccantezza. Oltre alla sua versatilità in cucina, in molti lo apprezzarono per la comodità di trasporto trasformandolo, di fatto, in un moderno street food.

Dopo la sua creazione del 1675 il grissino fu molto apprezzato anche all’interno delle corti. Secondo alcune fonti storiche, infatti, il re sabaudo Carlo Felice ne andava matto. Li portava con sé quando andava a teatro e li sgranocchiava, proprio come si fa oggi con i pop corn. La loro fama fu accresciuta da un altro personaggio a dir poco celebre: Napoleone Bonaparte. Il suo amore per i grissini torinesi fu tale da istituire addirittura un servizio di corriera fra Torino e Parigi dedicato prevalentemente al trasporto di questo prodotto che lui stesso definiva: “les petits bâtons de Turin” (i bastoncini torinesi).

grissini torinesi

Tante varianti per un unico grande sapore

Esistono diverse tipologie di grissini.

  • grissino rubatà: è la forma più antica. “Robatà”, nel dialetto piemontese, significa caduto o rotolato. Esso, di lunghezza che varia dai 40 agli 80 cm, è caratterizzato dalla presenza di alcuni “nodi” sulla sua superficie. Infatti, dopo aver preparato l’impasto, si producono le strisce e poi le si arrotola a mano delicatamente.
  • grissino stirato: durante la sua produzione, esso viene tirato lungo tutta la lunghezza delle braccia. Essendo più lungo, è quello più friabile.
  • le varianti di gusto: esistono, poi, variati di gusto. C’è chi vi aggiunge le olive, chi l’origano o il rosmarino o ancora il sesamo e il cumino.

Calorie e proprietà nutritive

I grissini sono un ottimo sostituto del pane. Oltre ad essere comodi da trasportare, essi hanno una lunga conservazione e sono buoni anche diversi giorni dopo la loro preparazione. Ogni 100 g di prodotto si contano: 412 kcal di cui 10 g di grassi; 713 mg di sodio; 124 mg di potassio; 68 g di carboidrati; 12 g di proteine. Sono una buona fonte di vitamine: A, B12, D e calcio.

Fonte foto: Wikipedia

 

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