Come viene creata la carne coltivata in laboratorio? Ecco tutto quello che c’è da sapere su questa nuova tecnologia.

Il problema della scarsa sostenibilità ambientale degli allevamenti è ormai sotto gli occhi di tutti. I dati infatti parlano chiaro: tra il 72% e il 78% dei gas serra prodotti sono da imputare alla produzione di cibi di origine animale. Questa però è solo la punta dell’iceberg e si porta dietro tutta una serie di problematiche come deforestazione, desertificazione e perdita di biodiversità che potrebbero essere limitate grazie all’introduzione della carne coltivata.

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Carne coltivata
Carne coltivata

Cosa si intendendo per carne sintetica?

Nota anche come carne in provetta, carne pulita o coltivata, la carne sintetica venne nominata per la prima volta in un futuristico discorso da Winston Churchill. Era il 1931 e da allora se ne è fatta di strada. Il punto di svolta nella produzione di carne coltivata è avvenuto nel 2013 quando per la prima volta venne servito un hamburger di carne sintetica.

Il critico gastronomico a cui venne assegnato il compito di giudicarne il gusto stabilì che, in un assaggio alla cieca, per gusto e consistenza poteva essere effettivamente carne. Peccato che un hamburger da 150 grammi costò all’incirca € 250.000. Non proprio alla portata di tutti!

A ogni modo, per carne sintetica si intende un prodotto di carne animale che non è mai stato parte di un animale vivo. Questo però non implica necessariamente che la sua produzione non preveda sofferenza animale e per scoprilo vediamo come viene prodotta la carne coltivata.

Come si realizza la carne sintetica?

La tecnica più diffusa per la produzione di carne sintetica è quella dei bioreattori, degli apparecchi studiati per creare un ambiente favorevole allo sviluppo di organismi biologici. In questo caso si parte da cellule animali ottenute tramite una biopsia indolore che vengono poi nutrite con un siero.

Questo può essere sia animale che vegetale. Va da sé che nel primo caso continua a rimanere accesa la questione etica, dato che tale siero viene prelevato dal sangue dei feti di mucche gravide. La carne coltivata in laboratorio infatti non nasce solo per limitare l’impatto ambientale degli allevamenti. Ma anche per rispondere alle richieste di coloro che seguono una dieta vegetariana e vegana.

Per questi ultimi, trovare un’alternativa alla sofferenza degli animali è di primaria importanza. Non tanto per soddisfare il proprio gusto, quanto più per fornire a coloro che proprio non possono rinunciare a questo alimento una valida alternativa.

Nonostante i progressi della tecnologia però, siamo ancora molto lontani dal rendere la carne in provetta la fonte proteica principale. Da una parte perché l’iter burocratico che è necessario seguire prima della sua commercializzazione è piuttosto lungo, dall’altro perché i costi di produzione sono davvero molto alti.

I vantaggi però sembrano valere tutti gli sforzi (economici e non). Oltre a limitare le problematiche citate all’inizio, potrebbero portare benefici anche alla salute, riducendo il problema dell’antibiotico resistenza. A oggi, solo un ristorante di Singapore ha inserito in modo permanente nel suo menù dei bocconcini di pollo da carne coltivata sviluppati in un bioreattore da 1.200 litri a San Francisco da Eat Just.

Non ci resta quindi che attendere per conoscere il futuro della carne sintetica.

Se invece volete gustarvi un buon hamburger e rispettare il pianeta, provate la nostra ricetta dell’hamburger vegano.

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ultimo aggiornamento: 03-12-2021


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