I nuovi grani antichi iscritti nel registro nazionale sono sedici: quattordici di grano duro e due di tenero, e provenienti dalla regione Sicilia.

Sono i piccoli produttori ad aver innescato il percorso della riscoperta dei grani antichi; a favore della qualità e non della quantità di prodotto coltivato.

Queste ricchezze provengono dalla regione Sicilia.

Le nuove varietà di grani antichi, tutte siciliane

Le sedici varietà che caratterizzano un ampliamento della lista dei grani antichi sono rappresentate per lo più dal grano duro. Tra esse troviamo: Capeiti 8, Farricello, Tripolino, Timilia reste bianche, Scorsonera, Ciciredda, Paola, Urrìa, Russello, Gioia, Martinella, Biancuccia, Castiglione Glabro, e Bidì; per un totale di quattordici.

Le varietà di grano tenero sono invece due: le Maiorcone e Romano.

In seguito ad un’analisi dettagliata, condotta dalla Commissione tecnico scientifica di valutazione, istituita presso il dipartimento regionale dell’Agricoltura e composta dal Consiglio per la Ricerca e l’Analisi in Agricoltura (CREA) non ci sono stati più dubbi. La valutazione è avvenuta anche in collaborazione con la Stazione di Granicoltura per la Sicilia, il Servizio Fitosanitario regionale, l’università di Palermo e Catania e il consorzio di Ricerca “Gian Pietro Ballatore”.

Queste varietà sono così state inserite nel registro nazionale.

Grano
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A tal proposito, Edy Bandera: assessore per l’agricoltura della regione Sicilia ha dichiarato che: “Ci sono tutte le premesse perché in Sicilia si possa costituire una filiera dei grani antichi tracciata in tutte le sue fasi a partire dall’utilizzo di sementi certificate.Il riconoscimento di dette varietà non può non tradursi in una forte ricaduta in termini di qualità e quindi di maggiore rendimento economico delle produzioni e allo stesso tempo i consumatori avranno le necessarie garanzie di prodotto, tutelati in tal modo da eventuali frodi“.

Il vantaggio nell’utilizzare grani antichi come nel proprio regime alimentare, consiste nel mangiare prodotti non rimaneggiati dall’uomo. Contengono inoltre una minore percentuale di glutine e sono meno raffinati rispetto al grano moderno, che abitualmente usiamo.

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