Il Giappone è la nazione con l’aspettativa di vita migliore al mondo, e dove i bambini sono più sani: ecco perché.

Uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista The Lancet ha dimostrato, dati alla mano, che il Paese dove ci si ammala di meno e si vive di più (80 anni, in media) è il Giappone. Ed è qui che i bambini conducono un’esistenza più sana e cominciano ad abituarsi sin dalla tenera età a un’alimentazione corretta e a uno stile di vita salutare.
Naomi Moriyama e William Doyle hanno scritto un libro a proposito delle ragioni per cui i bimbi giapponesi sono i più fortunati a livello di salute, che si intitola “I segreti dei bambini più sani al mondo: perché i bambini giapponesi hanno le vite più lunghe e più sane”.

Si tratta non solo di uno studio sul way of life che i genitori giapponesi insegnano ai loro figli, ma anche di una ispirazione, per i genitori del resto del mondo, a educarli nella stessa maniera.

La prima regola è di scegliere alimenti non troppo calorici.
I giapponesi prediligono un’alimentazione fatta di riso, alghe, tofu e tanto pesce (pochissima carne). Questo fa sì che ogni singolo boccone nel piatto abbia una densità calorica contenuta.

Sushi vegetariano con asparagi e carote

La seconda regola è la restrizione cosiddetta flessibile: non serve proibire ai bambini di mangiare qualche snack o qualche “schifezza”. Conta, invece, concederglielo ogni tanto e in piccole quantità, come accade in Giappone, dove i piatti sono sempre più piccoli.

La terza regola riguarda l’integrazione, nella dieta, del riso. Esso, consumato insieme a verdure o pesce, come fanno i giapponesi, aiuta a rendere questo alimento completo e nutriente, eliminando l’impatto glicemico del riso.

La quarta regola è camminare: bisogna abituare i bambini ad andare a scuola a piedi, qualora possibile, evitando di accompagnarli sempre in auto. Anche mandarli a svolgere qualche piccola commissione, è un modo per aiutarli a prendere l’abitudine di farli camminare.

La quinta regola è quella di essere autorevoli nell’educazione alimentare del cibo, ma senza essere dispotici (insomma, no a regole come “se non finisci il tuo piatto non ti faccio alzare da tavola). L’autorevolezza si costruisce giorno per giorno, senza ricorrere a sgridate o allo sbraitare, spesso controproducenti.

L’ultima regola è l’importanza che riveste il far conoscere ai bambini la buona alimentazione, coinvolgendoli nella preparazione del cibo e facendoglielo conoscere.

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Fonte foto: wikipedia


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