Analizziamo tutto quello che sta dietro queste pratiche buste per scoprire se l’insalata confezionata è sicura o no.

Fiumi di parole sono stati spesi nel tentativo di rispondere alla domanda se l’insalata confezionata è sicura o no. I pareri come sempre non sono unanimi perché da un lato ci sono i produttori che garantiscono il rispetto di tutte le normative e dall’altro gli studi che invece evidenziano alcune criticità. Cerchiamo quindi di capire se le insalate in busta fanno male.

Ricette di Primavera: 9 piatti per la tua tavola

Insalata in busta
Insalata in busta

Come vengono conservate le insalate in busta

Le insalate in busta sono un prodotto di IV gamma, ossia sbucciato (per le verdure che lo prevedono), lavato, confezionato e pronto all’uso. La loro produzione avviene in stabilimenti dove viene lavato per ben due volte con acqua, centrifugato, asciugato e poi trasferito nelle buste.

Affinché possa essere considerato sicuro, deve essere rispettata la catena del freddo, ossia va mantenuto a una temperatura compresa tra i 2° e i 4°C. Per questo motivo, nei frigoriferi domestici, è meglio collocarla nei ripiani centrali anziché nel cassetto per la verdura perché qui le temperature tendono a essere superiori.

Nonostante tutte queste accortezze, uno studio dell’Università di Torino che ha preso in esame oltre 100 tipi di buste di insalata di varia tipologia ha messo in evidenza come in breve tempo la carica patogena aumenti. Virus, batteri e microrganismi infatti non possono essere debellati unicamente con un lavaggio in acqua. Tra i patogeni evidenziati ci sono: Escherichia coli, Enterobacter sakazakü, Pseudomonas Staphylococcus ma anche Toxoplasma gondii.

L’insalata confezionata è sicura?

Difficile dirlo. Come potete ben vedere ci sono due filoni di pensiero che si scontrano e non è semplice dare una risposta definitiva. Certo è che anche solo lasciando da parte l’aspetto della salute (che comunque non va sottovalutato), l’insalata fresca sarebbe da preferire a quella confezionata per vari motivi.

In primis per il costo, dato che i prodotti di IV gamma costano circa quattro volte tanto quelli di prima. In secondo luogo la loro produzione richiede un notevole consumo di energia e di acqua, acqua che comunque dobbiamo utilizzare per lavare il prodotto a casa, magari aggiungendo anche del bicarbonato, nonostante la dicitura “lavato e pronto all’uso”.

Le insalate in busta inoltre accentuano il problema dello spreco di plastica. Alcune sono confezionate con imballi biodegradabili ma nella maggior parte dei casi è la plastica a farla da padrone. Attenzione poi alla data di scadenza, spesso breve: le insalate in busta infatti tendono a deperire piuttosto velocemente. Quando le acquistate, assicuratevi che il sacchetto non sia gonfio e non presenti tracce di umidità all’interno.

Insomma, meglio consumare insalata fresca mondata direttamente da voi, anche se sappiamo benissimo quanto sono pratiche queste confezioni.

A proposito di velocità e praticità: sapete che anche il microonde è stato al centro di numerosi dibattiti sulla sua presunta insalubrità?

Clicca qui per seguire Primo Chef su Instagram
Clicca qui per seguire Primo Chef su TikTok
Clicca qui per seguire la nostra pagina Facebook
Clicca qui per entrare nel nostro gruppo
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Telegram
Clicca qui per seguire Primo Chef su Twitter

Riproduzione riservata © 2022 - PC

ultimo aggiornamento: 22-06-2022


Pizza d’autore in Italia: quanto costa mangiarla da Sorbillo, Cracco e Briatore

Pesare la pasta e il riso senza bilancia? Ora è possibile