Lo sfincione: il re dello street food palermitano

Esistono sapori che non si scordano, legati al nostro passato o ad una vacanza. Come lo sfincione, il vero antenato dello street food palermitano. Ma che cos’è e come si prepara? Scopriamolo!

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Lo sfincione è un prodotto tipico della gastronomia siciliana e, più in particolare, di quella palermitana. E’ una di quelle specialità talmente radicate nella tradizione del luogo da essere presente in tutti i racconti di famiglia., di generazione in generazione. La sua importanza è tale da essere stato inserito nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT).

Che cos’è lo sfincione

Lo sfincione prevede una base di pasta per pizza condita con salsa di pomodoro, cipolle, acciughe e origano e pezzi di caciocavallo ragusano. Fin dall’antichità esiste anche una variante bianca, senza pomodoro che, però, è tipica della città di Bagheria.

Oltre che essere tradizionalmente preparato nelle case dalle massaie siciliane, lo sfincione è, ancora oggi, soprattutto venduto per le strade: per questo si dice che è l’antenato dello street food palermitano. Il suo “arrivo” nelle piazze è accompagnato da un motto: “Chi cciàvuru! Càvuru, càvuru!”, che significa “Che profumo! Caldo, caldo”.

Seppur si possa trovare nelle panetterie e nelle rosticcerie tutto l’anno, è una delle preparazioni tipiche del periodo natalizio. Infatti chiunque sia stato a Palermo alla Vigilia conosce quel profumo squisito. Proveniente dai “forni” inonda le strade, le piazze e fa venire l’acquolina in bocca a tutti i passanti!

Come si fa lo sfincione: la ricetta

DIFFICOLTÀ: 1

TEMPO DI PREPARAZIONE: 30 minuti circa

TEMPO DI RIPOSO: 3 ore almeno

Ingredienti

  • 800 gr farina
  • 25 gr lievito di birra
  • 2 cipolle
  • 500 gr pomodori pelati
  • 100 gr caciocavallo ragusano
  • 100 gr filetti di acciuga sott’olio
  • origano
  • olio extravergine d’oliva
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • acqua q.b.

Preparazione dello sfincione

1- Preparare su un tagliere abbastanza grande la farina a fontana e versare al suo interno il lievito sciolto in un po’ di acqua tiepida. Lavorare il tutto facendo attenzione che il lievito non scivoli al di fuori della fontana. Aggiungere nello stesso modo l’acqua ed il sale. Il composto dovrà risultare morbido, omogeneo, elastico, non troppo appiccicoso. 

2- Una volta pronto spostarlo in una ciotola. Coprirlo con una coperta pulita per lasciare il tutto al caldo e permettere al lievito di agire. Attendere almeno tre ore.

3- Passate le tre ore di riposo, preparare gli ingredienti da aggiungere allo sfincione. La salsa di pomodoro andrà cotta in padella con una cipolla tagliata finemente e con poco olio evo. Dopo aver unito i pelati, aggiustare di sale e aggiungere il pepe. Lasciar cuocere per una ventina di minuti a fiamma bassa. Stendere la pasta fino ad arrivare ad uno spessore di circa 2 cm. Ungere una teglia d’olio evo, aggiungere l’impasto steso sul tagliere, aggiungere il pomodoro, i pezzetti di acciughe, poco caciocavallo e un po’ di origano.

4- Infornare a 220°. Basteranno circa 20 minuti. 

sfincione ricetta

Perchè si chiama così

Il nome è il risultato della contaminazione fra latino, greco e arabo ed è prova della lunga storia dell’isola e delle contaminazioni che contraddistinguono la sua cultura. Sembra derivare dal latino spongia e dal greco spòngos che significano “spugna”. In arabo, invece, c’è un termine molto simile (isfanǧ) che indica una frittella di pasta soffice sulla quale viene sciolto del miele. Quindi sembra ricordare maggiormente una pietanza dolce. Secondo altre fonti il nome “sfincione” deriverebbe dal termine dialetto “sfincia” che significa “soffice”.

L’origine dello sfincione

Lo sfincione è un piatto tipico della cucina povera italiana infatti pare nasca dalla necessità di servire in tavola un “pane condito” in occasione delle feste ed in particolar modo per il Natale. La sua storia, come tanti prodotti tipici italiani, è mista a leggenda. Secondo alcune fonti esso sarebbe stato inventato dalle suore del Monastero di San Vito di Palermo. Mentre in passato  era preparato esclusivamente in casa, oggi le signore preparano solo “a cuonza” cioè la pasta condita.  Poi la portano dal panettiere di fiducia che ultimerà la preparazione con la cottura nel forno a legna.

FONTE FOTO: Wikipedia

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