Strozzapreti: un nome singolare, per una ricetta leggendaria

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Un piatto tipico romagnolo dalla forma e dal nome singolare, realizzato con tre semplici ingredienti. È la ricetta degli strozzapreti o strangolapreti: scopriamo come si fanno e perchè si chiamano così.

Ci sono piatti tradizionali italiani di cui si potrebbe parlare a lungo senza stancarsi mai, quelle ricette leggendarie che si tramandano di generazione in generazione, di massaia in massaia fino a giungere ai giorni nostri. Gli strozzapreti – o strangolapreti o strangozzi – sono una di queste. Dal nome a dir poco singolare, sono una pasta fresca tipica romagnola dalla lunga storia, realizzata esclusivamente con quattro ingredienti d’uso comune: acqua, farina, uova e sale.

Ma come si fanno in casa e perché si chiamano così? Iniziamo a scoprire l’antica ricetta per realizzare degli ottimi strozzapreti fatti in casa!

Ingredienti degli strozzapreti, la pasta tipica romagnola (per 4 persone)

  • 400 g di farina
  • 1 uovo
  • 150 ml di acqua tiepida
  • sale q.b.

DIFFICOLTA‘: 2 | TEMPO DI COTTURA: 7′ | TEMPO DI PREPARAZIONE: 2 h + tempo di riposo

Strozzapreti
Fonte foto: https://it.pinterest.com/pin/290904457164397862/

Prima di tutto bisognerà munirsi di alcuni strumenti: basteranno un matterello abbastanza grande ed un tagliere, rigorosamente di legno. La preparazione degli strozzapreti, infatti, è legata ad una tradizione popolare e casalinga quindi al bando le macchine per fare la pasta! Si utilizzerà la sola forza delle braccia, proprio come una volta.

Come fare gli strozzapreti: la ricetta originale romagnola

Preparare gli strozzapreti non è difficile, basta acquisire un po’ di manualità. Prima di tutto, posizionate sul tagliere la farina a fontana con un buco in mezzo. Aggiungete l’uovo al centro, il sale e, delicatamente, unite l’acqua senza farla uscire dalla fontana. Mentre versate l’acqua con una mano, con l’altra iniziate ad impastare tutti gli ingredienti.

Continuate finché il tutto risulterà un panetto unico e omogeneo. Dopo 10-15 minuti di riposo della pasta, dividetela in tante palline.

Con l’aiuto del matterello, prendete ogni pallina di pasta e stendetela fino ad uno spessore di pochi millimetri. Tagliatele, poi, in tante piccole strisce, come se fossero delle fettuccine. Procedete tagliando ogni fettuccina a sua volta in pezzetti di 6/ 7 cm. Prendetele in mano e arrotolatele strisciando un palmo sull’altro.

Preparate una tovaglia sulla quale avrete versato un po’ di farina e, pian piano, posizionate gli strozzapreti fatti in casa sulla tovaglia. A questo punto, saranno pronti per essere cotti in acqua bollente salata per circa 7 minuti e conditi con tanti gustosi sughi!

Come cucinare gli strozzapreti: i sughi della tradizione

Gli strozzapreti sono una pasta fresca molto versatile e, nel tempo, sono stati abbinati a sughi di verdura, pesce e carne. Ovviamente, dopo averli fatti cuocere in acqua bollente salata per circa 7 minuti e averli scolati con una schiumarola.

Nella tradizione venivano conditi con il sughillo, un sugo di carne ottenuto dalla cottura del brasato. Oggi i piatti più celebri sono gli strozzapreti alla norcina (con funghi pioppini e salsiccia di Norcia), quelli pasticciati (con un sugo di pomodoro e manzo unito alla panna) o ancora al ragù di coniglio.

Strozzapreti: perchè si chiamano così?

Le prime testimonianze di questa pasta fresca speciale risalgono agli inizi dell’800. Il termine strozzapreti ha da sempre dato adito a storie e leggende; nonostante siano un piatto tipico dell’Emilia Romagna, mantiene lo stesso nome in quasi tutte le regioni d’Italia. Fanno eccezione il Trentino, dove diventano gli strangolapreti e l’Umbria dove vengono chiamati strangozzi.

Ma da dove viene questo termine? Nonostante siano di origine popolare, si narra che un tempo gli strozzapreti venissero preparati dalle massaie principalmente come dono per il prete del paese. Secondo la leggenda, lo facevano per conto dei mariti di credo anti-clericale, che auguravano così loro di “strozzarsi”. Per altri, invece, la pasta deve il suo nome alla sua forma, così particolare che poteva strozzare perfino il clero nonostante fosse notoriamente il più avvezzo ai vizi della tavola. Secondo altri storici, infine, il nome è da ricollegare direttamente alla loro bontà: “talmente buoni che ci si potrebbe strozzare“.

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ultimo aggiornamento: 13-03-2018

Irene De Luca

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