Come cucinare il farro

Il farro, di origine antichissima e poi sostituito da altri cereali, sta rivivendo il suo momento di gloria.

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Il farro era già utlizzato dagli antichi romani, per la preparazione di polenta, pane, focacce, ed era conosciuto come il cibo dei poveri: la parola farina deriva proprio da farro. Oggi, grazie alla capacità della pianta di sopravvivere senza l’utlizzo di pesticidi chimici, è stato riscoperto e rispetto alla farina di grano, ha meno glutine, e contiene l’aminoacido essenziale metionina, carente in quasi tutti gli altri cereali. Contiene moltissime fibre, carboidrati, proteine, grassi pregiati e vitamine, in particolare del gruppo B ed inoltre è poco calorico e dona subito un senso di sazietà. In commercio si trova perlato, semi perlato, intero, spezzato, in farina e in fiocchi per la colazione: il gusto è aromatico, e si presta molto bene alla preparazione di piatti unici, come contorno o guarnizione.

Come utilizzare il farro

Lavate il farro sotto l’acqua corrente.

Una volta eliminate le impurità, lasciatelo in ammollo per una notte se avete scelto il farro decorticato, mentre se avete scelto quello perlato, potete procedere.

Il farro va fatto bollire in acqua salata: mettete in una pentola in ghisa o coccio il doppio d’acqua rispetto al cereale. Quello perlato cuoce in mezz’ora, mentre per quello decorticato è necessaria un ora.

E’ ottimo in insalata con pomodorini, fagiolini e olive, accompagnato da mozzarella e basilico o con il pesto. Unito alle verdure dà sapore e regala un carico di proteine, ma può essere usato anche per preparare torte e crostate.

La farina di farro è un’ottima alternativa alla farina tipo 00 per preparare paste, pani, biscotti o piadine: più digeribile della farina tradizionale, è meno calorica. Inoltre essendo il farro meno raffinato del grano tenero, mantiene più elementi nutritivi.

Nella preparazione di insalate o piatti unici, è importante ricordarsi di cuocere il farro separatamente rispetto agli ingredienti. Potrete gustarlo, se conservato in frigorifero, fino a tre giorni dalla cottura.